Quando si parla di Antonino Cannavacciuolo, il pensiero corre immediatamente alle sue creazioni culinarie stellate e al suo carisma televisivo. Pochi sanno però che dietro i fornelli di uno dei più celebri chef italiani si nasconde un autentico appassionato di motori. Il suo garage privato custodisce una collezione di vetture che farebbe tremare i polsi a qualsiasi collezionista, un patrimonio automobilistico che spazia dalle leggendarie sportive italiane degli anni ’70 e ’80 fino ai modelli da rally più iconici della storia motoristica mondiale.
Dal successo in cucina alla passione per i motori
La carriera di Cannavacciuolo rappresenta un esempio perfetto di come il talento e la dedizione possano trasformare i sogni in realtà. Partito dalla penisola sorrentina, dove ha mosso i primi passi seguendo le orme paterne, lo chef campano ha saputo costruire un impero gastronomico che gli ha permesso di coltivare anche altre passioni. Dopo esperienze formative in prestigiosi ristoranti francesi dell’Alsazia e al Grand Hotel Quisisana di Capri, nel 1999 ha assunto la gestione di Villa Crespi sul lago d’Orta, conquistando progressivamente le tre stelle Michelin che oggi fanno del suo ristorante uno dei 140 locali al mondo con questo riconoscimento.
Il successo televisivo con programmi come Cucine da Incubo e MasterChef ha ulteriormente consolidato la sua posizione, permettendogli di realizzare anche un sogno parallelo: costruire una collezione automobilistica degna di un museo.
Le sportive italiane: un tributo alle origini
Nel garage di Cannavacciuolo spiccano alcune delle vetture più rappresentative della storia automobilistica italiana. La Fiat 127 Sport e l’Autobianchi A112 Abarth rappresentano l’anima popolare delle sportive compatte che hanno fatto sognare generazioni di italiani negli anni ’70. Questi modelli, oggi sempre più rari da trovare in buone condizioni, testimoniano l’amore dello chef per le radici motoristiche del nostro Paese.
Ma la collezione non si ferma alle utilitarie elaborate. Tra i gioielli custoditi figura una splendida Porsche 911, icona senza tempo del mondo automobilistico, e una Lancia Delta Integrale nella storica livrea Martini Racing. Quest’ultima rappresenta uno dei capitoli più gloriosi del motorsport italiano, avendo dominato i rally mondiali negli anni ’80 e ’90.
L’ossessione per il rally: Subaru e Toyota da competizione
La vera passione di Cannavacciuolo emerge quando si parla di auto da rally. La sua Subaru Impreza WRX Sti con la caratteristica colorazione blu e gialla, il logo delle Pleiadi e i cerchi dorati rappresenta l’apice del suo amore per le competizioni su sterrato. Lo chef ha voluto personalizzare il finestrino posteriore con la scritta “Cannavacciuolo A”, proprio come i piloti professionisti che affrontano le speciali più impegnative.

Questo dettaglio rivela quanto sia profondo il legame con il mondo rally, un universo fatto di adrenalina, precisione e coraggio. Non a caso, la collezione include anche una Toyota Celica in livrea Castrol, altro simbolo delle competizioni su terra degli anni ’90 che ha scritto pagine memorabili nel Campionato del Mondo Rally.
La dichiarazione d’amore per il rally
In un post pubblicato sui social, Cannavacciuolo ha rivelato senza mezzi termini: “Non avessi fatto lo chef, sarei un pilota di rally”. Questa affermazione non è solo una boutade, ma riflette un desiderio autentico e una passione coltivata nel tempo. Le auto presenti nella sua collezione non sono semplici oggetti da esposizione, ma rappresentano i sogni di un bambino cresciuto guardando le gesta di campioni come Miki Biasion, Juha Kankkunen e Colin McRae.
Un garage che racconta una storia
Ciò che rende speciale la collezione di Cannavacciuolo non è solo il valore economico dei veicoli, ma la coerenza narrativa che li unisce. Non si tratta di un accumulo casuale di auto di lusso, ma di una selezione ragionata che ripercorre la storia delle sportive e dei rally, con particolare attenzione ai modelli che hanno segnato epoche e generazioni.
Ogni vettura custodita nel suo garage rappresenta un pezzo di storia automobilistica, dalle piccole italiane elaborate fino alle regine indiscusse del WRC. Questa passione per i motori convive perfettamente con la sua carriera culinaria, dimostrando come l’eccellenza in un campo possa alimentare anche altri interessi ad alti livelli.
Lo chef stellato ha saputo trasformare il successo professionale in un’opportunità per realizzare un sogno rimasto nel cassetto, costruendo una collezione che molti appassionati possono solo ammirare dalle pagine delle riviste specializzate. Le sue auto non sono semplici status symbol, ma testimonianze tangibili di una passione autentica per il mondo dei motori, coltivata parallelamente alla carriera che lo ha reso uno degli chef più famosi e rispettati d’Italia.
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