Enzo Ferrari muore nel 1988 e nella sua auto personale fanno una scoperta che lascia tutti senza parole: non crederai mai cosa guidava

La storia automobilistica riserva spesso sorprese capaci di emozionare anche i più grandi appassionati. Una di queste riguarda proprio Enzo Ferrari, il leggendario fondatore del Cavallino Rampante, la cui ultima automobile non portava il marchio che aveva reso immortale. Si trattava invece di un’Alfa Romeo 164, una scelta che affonda le radici in un legame profondo e viscerale con il Biscione, simbolo di un’epoca in cui il giovane Enzo muoveva i primi passi nel mondo delle corse.

Il legame indissolubile tra Enzo Ferrari e l’Alfa Romeo

Prima di diventare il patriarca delle supercar di Maranello, Enzo Ferrari aveva vissuto le sue esperienze più formative proprio al volante e al servizio dell’Alfa Romeo. Non si trattava semplicemente di un rapporto professionale: il Drake nutriva un’autentica passione per le vetture del marchio milanese, che negli anni ’20 e ’30 dominava sia le competizioni che il mercato automobilistico di alta gamma.

La scelta di acquistare un’Alfa Romeo 164 Twin Spark come ultima vettura personale rappresentò quindi un ritorno alle origini, un gesto carico di significato che andava ben oltre le considerazioni tecniche. Era il 1987 quando questa berlina venne presentata al Salone di Francoforte, dividendo la scena con nientemeno che la Ferrari F40 e la Peugeot 405.

Le caratteristiche tecniche dell’Alfa Romeo 164 Twin Spark

La versione scelta da Enzo Ferrari era equipaggiata con un motore quattro cilindri da 2.0 litri capace di erogare 148 CV di potenza. La peculiarità di questo propulsore risiedeva nella tecnologia Twin Spark, un sistema di doppia accensione che prevedeva due candele per cilindro anziché una sola, garantendo una combustione più efficiente e prestazioni superiori.

Grazie a questa configurazione, la 164 Twin Spark poteva raggiungere una velocità massima di 210 km/h e completare lo scatto da 0 a 100 km/h in 9,2 secondi, numeri di tutto rispetto per una berlina di rappresentanza dell’epoca. Il design, firmato da Pininfarina, presentava una linea a cuneo particolarmente filante che permetteva di raggiungere un coefficiente aerodinamico Cx di 0,30, eccellente per quegli anni.

Il progetto Tipo 4 e la condivisione del pianale

La genesi dell’Alfa Romeo 164 merita un approfondimento particolare. Verso la fine degli anni ’70, la Casa di Arese aveva avviato i progetti 154 e 156, due nuove automobili a trazione posteriore destinate a sostituire Giulietta e Alfetta. Tuttavia, gli accordi stipulati con Fiat e Saab portarono a una svolta strategica.

La 164 venne quindi sviluppata sul pianale denominato Tipo 4, lo stesso utilizzato per altre tre vetture di prestigio:

  • Fiat Croma
  • Lancia Thema
  • Saab 9000

Nonostante questa condivisione tecnica, l’Alfa Romeo 164 riuscì a mantenere un’identità distintiva grazie al lavoro di Pininfarina e alle soluzioni motoristiche tipiche del marchio milanese. Il risultato fu una berlina che incarnava perfettamente lo spirito sportivo dell’Alfa Romeo pur essendo un’ammiraglia di rappresentanza.

Un’eredità lunga dieci anni

La 164 rimase in produzione dal 1987 al 1997 presso lo stabilimento di Arese, raccogliendo il testimone di Alfa 6, Alfetta e Alfa Romeo 90 come vettura di punta della gamma. In un decennio vennero prodotti complessivamente 268.757 esemplari, un successo commerciale notevole che testimoniò l’apprezzamento del pubblico per questo modello.

La sostituta, l’Alfa Romeo 166, arrivò nel 1998 portando avanti la tradizione delle berline di prestigio del Biscione, ma la 164 rimase nell’immaginario collettivo come una delle interpretazioni più riuscite del DNA Alfa Romeo applicato al segmento delle ammiraglie.

Il significato simbolico dell’ultima scelta

Enzo Ferrari ebbe modo di godere della sua 164 Twin Spark rossa solamente per un anno, essendo scomparso il 14 agosto 1988. Questa coincidenza temporale conferisce un significato ancora più profondo alla sua scelta. Dopo aver creato alcune delle automobili più desiderate e celebrate della storia, il Drake volle tornare alle sue radici, a quel marchio che gli aveva insegnato il mestiere e fatto conoscere l’adrenalina delle corse.

Non si trattò di una decisione dettata da considerazioni pratiche o commerciali, ma di un atto profondamente romantico, un omaggio silenzioso a quegli anni formativi passati tra le officine e i circuiti al servizio dell’Alfa Romeo. La scelta del colore rosso, identico a quello delle sue Ferrari, rappresentava forse un ponte ideale tra due mondi apparentemente distanti ma intimamente connessi nella biografia di un uomo che ha fatto la storia dell’automobile.

L’eredità di una scelta che parla al cuore

Questa vicenda dimostra come anche i più grandi costruttori mantengano un legame sentimentale con i marchi che hanno segnato la loro formazione. L’Alfa Romeo 164 Twin Spark di Enzo Ferrari non fu semplicemente l’ultima automobile da lui posseduta, ma rappresentò la chiusura di un cerchio, il riconoscimento di un debito mai dimenticato verso chi gli aveva permesso di trasformare una passione giovanile in un impero industriale che avrebbe dominato il mondo delle competizioni e delle supercar.

La storia di questa berlina rossa custodisce quindi un messaggio che va oltre la meccanica e le prestazioni: ricorda che dietro ogni grande impresa ci sono radici profonde, maestri da onorare e passioni autentiche che resistono al tempo e al successo.

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